Elena Rota

La mia esperienza a LITTLE EDEN risale ormai a cinque anni fa. Avevo quasi 19 anni, mi ero appena diplomata ed era la prima volta che mi mettevo così tanto in gioco: la prima volta così lontano da casa e per così tanti mesi. Insieme all’eccitazione prima di partire, avevo anche paura, soprattutto perché non avevo mai avuto a che fare con persone diversamente abili: un salto nel vuoto. Ma una volta arrivata a LITTLE EDEN mi sono resa conto che tutte le mie preoccupazioni iniziali non avevano senso di esistere ancora. Fin da subito mi sono trovata a mio agio a stare con questi bambini, i miei angeli. Mi sono subito affezionata a loro, e loro a me. Non mi vedevano come un semplice membro dello staff, come una persona che era lì “per dovere”, perché io avevo scelto di stare lì, li avevo scelti. Sono diventa così un’amica, una confidente, una compagna di giochi. Ricordo che la cosa che forse più mi ha sorpreso è stata il loro aiutarsi a vicenda in qualsiasi situazione e la loro immensa voglia di fare a seconda delle loro reali possibilità e di avere un ruolo importante nella grande famiglia di LITTLE EDEN.

Parlare della mia esperienza a LITTLE EDEN senza parlare di Tinyeko è impossibile. Dico sempre che Tinyeko è “la mia felicità”, perché Tinyeko in lingua Zulu vuol dire “happiness”. Tinyeko è stato l’angelo che in quei lunghi sette mesi più mi è stato accanto e più mi ha fatto sentire meno la mancanza di casa. Ancora oggi, a distanza di cinque anni, Tinyeko mi manca ogni giorno, la penso ogni giorno, e vorrei tanto riabbracciarla forte forte. Fatico a trovare le parole per descrivere il rapporto che ci legava. Era un rapporto che andava al di là del rapporto che si può avere con una sorellina minore, forse lo paragonerei più a un rapporto tra una mamma e una figlia. Il bene che le voglio è immenso. Ma oltre a Tinyeko, ho legato tantissimo anche con altri bambini, e ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa, un piccolo insegnamento che spendo nella mia quotidianità, anche oggi a distanza di così tanti anni. Mi hanno insegnato a guardare il mondo con altre lenti, così da vedere le cose secondo un’altra prospettiva, a non lamentarmi delle cose che ho, perché potrei anche non averle. Mi hanno fatto rendere conto di quanto i miei problemi siano in realtà di poco conto, se confrontati con altre realtà. Mi hanno insegnato ad essere felice con poco, con dei balli sulla sedia a rotelle improvvisati o una camminata all’aria aperta per guardare il tramonto. Questa esperienza mi ha anche insegnato il valore della solitudine, che spesso spaventa ma che in realtà è un’enorme risorsa di crescita personale. Imparare a stare da soli con se stessi e i propri pensieri non è proprio facile, ma una volta che lo si impara si vive meglio poi la relazione con l’Altro. Penso sia questo il più grande insegnamento che mi sono portata a casa con questa esperienza di volontariato, ed è grazie a questa opportunità di riflessione su me stessa che ho deciso di intraprendere il percorso di studi che sto seguendo: quello per diventare psicologa. Probabilmente, anzi quasi sicuramente, senza LITTLE EDEN e senza i suoi bambini io oggi brancolerei ancora nel buio non sapendo che direzione far prendere alla mia vita. Quello che ho ricevuto, quello che mi è stato donato gratuitamente in modo diretto ma soprattutto indiretto, è molto più rispetto a quello che mi sento di aver dato io. So che è la classica frase fatta, ma è estremamente vera: devo a loro quello che sono oggi e quello che diventerò in futuro.

 

 

 

 Elena Rota con Tinyeko

Elena Rota